L’assegno per il nucleo familiare, introdotto con L. n. 153/88, è una prestazione a sostegno del nucleo familiare dei lavoratori dipendenti, parasubordinati e pensionati da lavoro dipendente, che viene erogato dall’INPS o dal datore di lavoro direttamente in busta paga.
La concessione e l’ammontare dell’assegno dipende da due parametri: il nucleo familiare e il suo reddito complessivo, che deve essere al di sotto delle fasce di reddito massime stabilite dalla legge.I soggetti che possono far richiesta per beneficiare della prestazione in esame sono :

lavoratori dipendenti in attività;
disoccupati indennizzati;
lavoratori cassaintegrati;
lavoratori in mobilità e impiegati in lavori socialmente utili;
lavoratori assenti per malattia o maternità;
lavoratori richiamati alle armi;
lavoratori in aspettativa per cariche pubbliche elettive e sindacali;
lavoratori dell’industria o marittimi in congedo matrimoniale;
assistiti per tubercolosi;
pensionati ex lavoratori dipendenti;
caratisti imbarcati sulla nave da loro stessi armata e armatori e proprietari;
armatori imbarcati;
soci di cooperative;
lavoratori assunti a tempo parziale;
lavoratori parasubordinati (collaboratori coordinati e continuativi a progetto, venditori porta a porta, liberi professionisti);
lavoratori dipendenti e pensionati nel settore pubblico;
ai pensionati del fondo pensioni lavoratori dipendenti;
ai pensionati dei fondi speciali.
Le caratteristiche che il nucleo familiare deve presentare differiscono a seconda del richiedente.

Per i lavoratori dipendenti e titolari di pensione, il nucleo familiare può comprendere:

il richiedente;
il coniuge (non separato legalmente, non divorziato, non separato in casa, che non abbia abbandonato la famiglia);
i figli minorenni legittimi o legittimati e quelli equiparati (adottivi, affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente equiparati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge, affidati a norma di legge, i nipoti viventi a carico di ascendente diretto);
i figli, ed equiparati, maggiorenni inabili che a causa di difetto fisico o mentale siano completamente impossibilitati a svolgere un lavoro proficuo;
i fratelli, le sorelle e i nipoti del richiedente di età inferiore ai 18 che siano orfani di entrambe i genitori ovvero non abbiano diritto alla pensione dei superstiti;
i nipoti collaterali (figli di fratelli o di sorelle, minori di 18 anni o maggiorenni inabili, orfani di entrambi i genitori, che non hanno diritto alla pensione ai superstiti);
i nipoti diretti il cui ascendente sia il nonno/a che sono equiparati ai figli legittimi anche se non affidati formalmente.
Tali soggetti rientrano nel nucleo familiare anche se non convivono o non sono a carico del richiedente, ovvero non sono residenti in Italia, purché il richiedente sia cittadino italiano o dell’UE o di uno stato estero con il quale esiste apposita Convenzione che riconosca le prestazioni di famiglia agli italiani residenti nel suo territorio. L’ANF può essere richiesto anche da lavoratore o pensionato non italiano, purché il familiare risieda in Italia.

La legge stabiliva l’obbligatorietà della convivenza con il richiedente per i figli naturali riconosciuti da entrambi i genitori e per i figli affidati dall’autorità giudiziaria a seguito di separazione.

La giurisprudenza, invece, ha affermato che la sussistenza del diritto a percepire l’ANF non dipende dalla convivenza che rappresenta solo un elemento per comprovare il requisito della vivenza a carico (Cass. Sez. L., sent. n. 4419 del 07/04/2000).

Va sottolineato, inoltre, che il Ministero del Lavoro è intervenuto attraverso la Circ. n. 36 del 19 marzo 2008 dettando un indirizzo in merito ai nuclei familiari, in numero sempre maggiore, in cui il genitore convivente con i figli non sia titolare di una propria posizione, stabilendo che in caso di figli naturali riconosciuti da entrambi, il genitore convivente possa usufruire dell’assegno in relazione al rapporto di lavoro dell’altro genitore, poiché il diritto all’assegno in questione è legato al lavoratore dipendente a prescindere dall’esistenza o meno di un rapporto di coniugio tra i genitori.

Resta fermo che la prestazione sarà erogata prendendo in riferimento il reddito del genitore convivente.

Da ultimo la Suprema Corte ha riconosciuto il diritto agli assegni per il nucleo familiare in relazione ai figli di una coppia di fatto, sebbene il padre fosse ancora sposato con un’altra persona, sostenendo che ai fini del diritto alla prestazione dell’assegno rileva la condizione di figlio naturale riconosciuto e non l’inserimento nella famiglia legittima (Cass. Sez. C., sent n. 14783, del 18/06/2010).

La legge finanziaria per il 2007 (L. n. 296/06) ha previsto per i nuclei familiari numerosi, ovvero quelli aventi più di tre figli (o equiparati) di età inferiore ai 26 anni compiuti, che i figli studenti o apprendisti di età compresa tra i 18 ed i 21 anni compiuti sono considerati al pari dei figli minori, per cui entrano a far parte del nucleo familiare ai fini dell’assegno ed i loro redditi saranno considerati per la determinazione del reddito familiare complessivo.

Per quanto riguarda i titolari di pensione ai superstiti, il nucleo familiare può essere formato da:

il coniuge superstite contitolare della pensione;
i figli ed equiparati minorenni titolari o contitolari della pensione;
i figli ed equiparati maggiorenni inabili, anche se non contitolari della pensione.
L’altra condizione da valutare per la concessione dell’assegno è il complessivo reddito familiare prodotto nell’anno solare precedente, quindi congiuntamente a quello del richiedente bisogna valutare anche quello delle persone che compongono il nucleo familiare. I limiti di reddito familiare sono stabiliti dalla legge e rivalutati ogni anno in base all’indice dei prezzi al consumo e variano in base ai componenti e alla tipologia dei soggetti che fanno parte del nucleo.

Tuttavia la corresponsione dell’assegno dipende in particolare da redditi derivanti prevalentemente da lavoro dipendente o da pensione e, infatti, l’assegno spetta solo se la somma dei redditi derivanti da lavoro dipendente, da pensione o da altre prestazioni conseguenti ad attività lavorativa dipendente (integrazioni salariali, indennità di disoccupazione e mobilità, malattia e maternità), ammonta almeno al 70% dell’intero reddito familiare. Anche i redditi da pensione contribuiscono a formare la quota del 70% in quanto, per questo istituto, la legge stabilisce che le pensioni sono equiparate ai redditi da lavoro dipendente.

Andando più nello specifico, concorrono a formare il reddito del nucleo:

redditi da lavoro dipendente, lavoro autonomo o professionale, che vanno considerati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori per legge;
redditi d’impresa;
pensioni e vitalizi;
redditi da terreni e fabbricati;
conseguiti presso Enti internazionali aventi sede nel territorio italiano, ma non soggetti alla normativa tributaria italiana (ad esempio la FAO);
Trattasi, dunque, dei redditi assoggettabili all’Irpef, tra cui sono compresi quelli a tassazione separata, redditi prodotti all’estero che, se fossero prodotti in Italia, sarebbero sottoposti a tassazione Irpef; gli assegni periodici corrisposti dal coniuge in caso di separazione o di divorzio (non si tiene conto della parte degli assegni destinata al mantenimento dei figli); i redditi di qualsiasi natura, se di importo complessivamente superiore al limite indicato. Tra questi:

quelli esenti da imposta (pensioni, indennità e assegni erogati dal Ministero dell’Interno agli invalidi civili, ai ciechi e ai sordomuti, pensioni sociali, assegni accessori alle pensioni privilegiate di prima categoria ecc.);
quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta sostitutiva (rendite da Bot, da Cct, e da altri titoli emessi dallo Stato, interessi bancari e postali, premi e vincite del lotto e dei concorsi a pronostici ecc.).
L’assegno viene corrisposto per intero al lavoratore:

ogni mese di lavoro (26 giorni), se ha svolto 130 ore per un impiegato – 104 ore per un operaio;
ogni settimana (6 giorni) se ha effettuato 30 ore per un impiegato – 26 ore per un operaio, in caso di mancato raggiungimento delle ore mensili;
ogni giornata di lavoro, qualora non raggiunga le ore settimanali.
L’assegno viene corrisposto interamente se il lavoratore, pur non avendo svolto in alcune settimane dello stesso mese le ore indicate, riesce a cumulare nel corso dello stesso il totale richiesto; avrà diritto, invece, a tanti assegni giornalieri per i giorni di lavoro effettivamente svolti nelle settimane in cui non raggiunga il minimo di ore lavorate.

L’assegno spetta, inoltre, in misura intera nelle giornate di assenza retribuita o indennizzata ( malattia, infortunio, maternità, ferie e congedo matrimoniale), nonché per il sabato, in caso di settimana corta.

I lavoratori part-time, sia esso verticale e/o orizzontale, possono beneficiare dell’assegno per intero qualora prestino non meno di 24 ore di lavoro settimanali, gli sarà corrisposto un assegno per tutti i giorni della settimana, per un totale di almeno 24 ore lavorative settimanali, se, infine, lavora meno di 24 ore gli spetterà un assegno solo per le giornate in cui ha effettivamente svolto la prestazione lavorativa.

Per i lavoratori parasubordinati, a cui è stata estesa la disciplina dei lavoratori dipendenti, è disposto che l’assegno spetta nei casi in cui la somma dei redditi derivanti da attività di collaborazione coordinata e continuativa o a progetto, da vendita porta a porta e da libera professione, è pari o superiore al 70% del reddito complessivo familiare percepito nell’anno solare precedente il 1° luglio.

Per alcune categorie di lavoratori (lavoratori agricoli dipendenti, disoccupati, colf) e per i pensionati l’assegno per il nucleo familiare è erogato direttamente dall’INPS, invece negli altri casi è corrisposto dal datore di lavoro in sede di pagamento della retribuzione, richiedendo poi all’INPS il rimborso delle somme anticipate.

Con Mess. N. 1791/06, l’INPS ha precisato che il datore di lavoro è obbligato al pagamento dell’assegno anche in seguito alla risoluzione del rapporto di lavoro ed anche se la richiesta è successiva alla data di risoluzione ma riguardi periodi pregressi, stante l’obbligo per il datore di lavoro di anticipare la prestazione familiare per conto dell’INPS (art. 37, D.P.R. n. 797/1955 e succ. modifiche).

In caso di rifiuto da parte del datore di lavoro di corrispondere l’assegno ad un ex dipendente, interviene la sede INPS competente a livello territoriale a cui è pervenuta la denuncia, la quale, dopo aver esperito con esito negativo ogni formalità per sollecitare il datore di lavoro, è tenuta a segnalare l’azienda alla Direzione Provinciale del Lavoro – Servizio Ispezioni del lavoro.

Vale il periodo ordinario della prescrizione (5 anni) affinché il lavoratore faccia valere il suo diritto ed il datore di lavoro corrisponda l’assegno, stesso termine che si applica anche al diritto del datore di lavoro ad ottenere il rimborso delle somme anticipate.

La legge finanziaria per il 2005 ha previsto la possibilità di pagamento dell’assegno direttamente al coniuge del lavoratore richiedente e avente diritto, purchè il coniuge non percepisca un ANF, non sia un lavoratore dipendente e non sia titolare di una pensione o prestazione previdenziale derivante da lavoro dipendente.

L’introduzione dell’assegno al nucleo familiare ha sostituito gli assegni familiari previsti precedentemente, che però restano operativi per alcune categorie di lavoratori (piccoli coltivatori diretti, per le giornate di lavoro autonomo con le quali integrano quelle di lavoro agricolo dipendente; coltivatori diretti, coloni e mezzadri; pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi – artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri) che restano escluse dal diritto a percepire gli assegni al nucleo familiare.