Gli interventi della complessa e discussa neo Riforma del lavoro (L. 92/2012), possono essere ricondotti a tre grandi filoni:
- Flessibilità in entrata, riguardante l’intervento sulle tipologie contrattuali al fine di agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro;
- Flessibilità in uscita, relativa agli istituti che implicano l’uscita dal mercato del lavoro;
- Ammortizzatori sociali.
I contratti di lavoro

Per una giusta disamina, seppur sintetica, delle novità introdotte dalla Riforma del Lavoro relativamente all’ambito della Flessibilità in entrata, è importante partire e sottolineare l’assunto fondamentale su cui essa si impernia: “il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro”, riducendo in questo modo (per esclusione) ad eccezione tutte le altre e tante tipologie contrattuali. Di seguito le novità di rilievo per le singole forme di contratto.

Contratto a tempo determinato

- possibile stipula di un contratto a tempo determinato privo di causale (ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo) della durata massima di 12 mesi e non prorogabile, cd contratto acausale, con un lavoratore che non abbia mai lavorato presso il datore di lavoro;

- possibilità per i CCNL di individuare specifiche casistiche, nell’ambito di un processo organizzativo dell’azienda, in cui si potranno stipulare contratti a tempo determinato privi di causa;

- aumento delle cd code contrattuali, prolungamento dell’attività lavorativa dopo la scadenza del termine, per un periodo di 30 o 50 gg a seconda della durata del contratto, ovvero inferiore o superiore ai 6 mesi;

- aumento del periodo intercorrente tra la stipula di un contratto a tempo determinato e uno successivo, pari a 60 o 90 gg, in luogo dei 10 o 20 giorni previsti dalla normativa precedente, a seconda delle durata del contratto, ovvero inferiore o superiore ai 6 mesi;

- dal 1° gennaio 2013 si ampliano i termini di impugnazione stragiudiziale del contratto, da60 a120 giorni dalla data di cessazione, mentre il termine per il deposito del ricorso in tribunale è fissato in 180 giorni, in luogo degli attuali 270:

- dal 1° gennaio 2013 è previsto un aumento contributivo di 1,4 punti percentuali al fine di finanziare l’ASPI, con possibilità di recupero in caso di trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.

Contratto di lavoro parziale

- l’attenzione del Legislatore si è concentrata sulle clausole elastiche e flessibili. Fermo restando quando previsto dall’art. 3, D.Lgs. n. 61/2000 e successivamente dal n. 276/2003, ai cui sensi spetta alla contrattazione collettiva normare le condizioni e le modalità in base alle quali può modificare la collocazione temporale della prestazione lavorativa, ovvero aumentare la sua durata, nonché i limiti massimi di variabilità in aumento della durata della prestazione lavorativa, la novella introduce un comma 3) bis che incarica sempre i CCNL di indicare “le condizioni e modalità che consentono al lavoratore di richiedere l’eliminazione ovvero la modifica delle clausole elastiche e flessibili”.Tuttavia, il lavoratore può revocare con piena facoltà il consenso prestato all’inserimento delle clausole flessibili ed elastiche quando:

è affetto da patologie oncologiche, accertate da commissioni mediche istituite preso l’ASL;
sussistenza di patologie oncologiche riguardanti il coniuge, i figli o i genitori;
qualora assista una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa che assuma connotazioni di gravità, alla quale è stata riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 100% con necessità di assistenza continua;
quando abbia un figlio convivente di età non superiore ai 13 anni, oppure portatore di handicap;
qualora sia studente iscritto e frequentante corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria o di qualificazione professionale.
Apprendistato

Sebbene il contratto si apprendistato sia stato oggetto di un recente intervento normativo ad opera del T.U. 167/11,la Riformadel lavoro ha apportato delle specifiche:

- le parti hanno diritto di recedere dal contratto al termine del periodo di formazione, dandone il congruo preavviso, durante tale periodo il trattamento economico e contributivo riservato al lavoratore risulta essere quello utilizzato durante il rapporto di apprendistato;

- aumenta il numero di apprendisti assumibili dal datore di lavoro con un rapporto di3 a2 rispetto alle maestranze qualificate presenti in azienda e tale rapporto non può superare il 100% per i datori che occupano fino a 10 unità; qualora il datore non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, può assumere massimo 3 unità;

- i datori di lavoro che occupano fino alle 9 unità, possono assumere nuovi apprendisti solo se hanno mantenuto in servizio almeno il 50% dei lavoratori assunti in apprendistato nei 36 mesi precedenti la nuova assunzione. Per i primi 36 mesi decorrenti dalla data di entrata in vigore della modifica la soglia del 50% è ridotta al 30%

Contratto di lavoro intermittente

- requisiti soggettivi: soggetti con età inferiore ai 24 (23 anni e 364 giorni), fermo restando che le prestazioni devono essere svolte entro il termine dei 24 anni (24 anni e 364 giorni) – soggetti con più di 55 anni;

- requisiti oggettivi: attività e mansioni individuate dal CCNL applicato, in mancanza rinvio al R.D. n. 2657/1923 – durante i periodi temporali indicati dalla contrattazione collettiva.La Riformaha abolito il ricorso all’utilizzo di tale contratto durante periodi specifici: i fine settimana, le vacanze natalizie e pasquali, i periodi di ferie estive.

- obbligo da parte del datore di lavoro di comunicazione preventiva alla DTL competente per territorio, prima dell’inizio della prestazione lavorativa del dipendente mediante:

fax al n. 848800131 – per la comunicazione di un solo lavoratore
sms al numero 339-9942256
e-mail all’indirizzo intermittenti@lavoro.gov.it – allegando l’apposito modulo predisposto dal Ministero del Lavoro.
In caso di mancata presenza del lavoratore, la comunicazione di annullamento o modifica deve essere inoltrata entro le 48 ore successive.

Lavoro accessorio

- vengono meno i precedenti requisiti e quindi categorie di prestatori con cui attivare lavoro accessorio. La riforma sdogana tale istituto prevedendo che si possa utilizzare per tutti i lavoratori e attività;

- viene modificato il limite economico da rispettare: per ciascun lavoratore il limite per anno solare è di 5.000 €, mentre per singolo committente – cd imprenditori commerciali e professionali – è di 2.000 €;

- resta la possibilità di prestazioni di lavoro accessorio da parte di percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito, entro il limite massimo di 3.000 € per anno solare, ovvero 2.000€ per singolo committente;

- in ambito di attività agricole di carattere stagionale, il lavoro accessorio può essere prestato da pensionati e giovani con meno di 25 anni che siano iscritti ad un regolare ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado;

- i nuovi voucher sono orari, ogni ora costa al committente 10 € e il prestatore incassa 7,5€, numerati progressivamente, datati.

- viene soppressa la norma che permetteva il ricorso al lavoro accessorio alle casalinghe e alle imprese familiari per un importo massimo di 10.000€ per anno fiscale;

Collaborazioni coordinate e continuative anche a progetto

- la collaborazione deve impiantarsi su un progetto specifico e funzionalmente collegato ad un determinato risultato che il collaboratore deve raggiungere, non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale né comportare in capo al collaboratore compiti esecutivi e ripetitivi;

- progetto e risultato devono essere dettagliati nel contratto;

- viene cancellata la possibilità di instaurare collaborazioni sulla base di un programma di lavoro o fase di esso;

- l’attività lavorativa del committente non deve essere resa con modalità analoghe a quelle dei dipendenti dell’azienda; questa situazione induce ad una presunzione relativa di subordinazione, ovvero salvo prova contraria del committente. Tale presunzione non opera per le prestazioni ad elevata professionalità;

- la mancanza del progetto o la sua non conformità ai nuovi parametri introdotti, fa scattare una presunzione assoluta, ovvero senza prova contraria, di rapporto di lavoro dipendente che comporta la trasformazione della collaborazione sin dalla costituzione in lavoro subordinato a tempo indeterminato;

- il corrispettivo per il collaboratore non può essere inferiore ai minimi stabiliti per ciascun settore di attività dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative; in assenza di contrattazione collettiva si deve fare riferimento ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva per le figure professionali il cui profilo di competenza ed esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto;

- recessione per committente e collaboratore per giusta causa; al di fuori di questa ipotesi il collaboratore può recedere anticipatamente, nel rispetto dei termini di preavviso stabiliti dal contratto, mentre il committente può recedere anticipatamente solo se riscontra profili di inidoneità professionale del collaboratore tali da impedire la realizzazione del progetto siglato nel contratto, venendo meno la possibilità per questa parte di ricorrere al recesso anticipato;

- aumento della contribuzione alla gestione separata di un punto percentuale dal 2013 al 2018, fino a raggiungere l’aliquota del 33%.

Contrasto alle false partite IVA

- Si presume che le prestazioni lavorative rese da persona titolare di partita IVA siano collaborazioni coordinate e continuative al verificarsi di 2 delle seguenti condizioni:

1) durata complessiva della collaborazione superiore agli 8 mesi all’anno, per due anni consecutivi, con lo stesso committente;

2) corrispettivo fatturato allo stesso committente, o a soggetti riconducibile ad esso, pari a più dell’80% dei corrispettivi totali del collaboratore nell’arco di due anni;

3) prestazione di lavoro fissa presso lo stesso committente;

- la trasformazione della partiva IVA in collaborazione comporta il diritto di rivalsa in capo al collaboratore nei confronti del committente per gli oneri contributivi derivanti dall’obbligo di iscrizione alla gestione separata;

- l’accertamento di una falsa partita IVA comporta la trasformazione del rapporto in co.co.pro con partita IVA quando sia presente un progetto, in mancanza del quale il rapporto viene trasformato in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dalla emissione della prima fattura;

- l’accertamento della falsa partita IVA comporta la trasformazione in rapporto di lavoro dipendente a decorrere dalla data di costituzione del rapporto, qualora le mansioni svolte siano analoghe a quelle svolte dai lavoratori dipendenti.

- la partita IVA viene ritenuta reale, venendo meno la presunzione di collaborazione, se si dimostra l’esistenza di un vero e proprio rapporto di cooperazione tra professionisti;

- la presunzione di collaborazione non opera verso i possessori di partita IVA che prestino lavoro con competenze teoriche di grado elevato, tecniche e pratiche acquisite nel esercizio concreto dell’attività e il cui reddito annuo da lavoro autonomo non sia inferiore al minimale per i contributi di artigiani e commercianti (18.663 €);

- sono esenti da tale disciplina presuntiva i possessori di partita IVA iscritti ad un albo , ruolo, ordine professionale.