IL PERIODO DI COMPORTO

 

La salute dell’individuo assume particolare rilievo anche nel diritto del lavoro, essendo un vero e proprio principio legato anche alla nostra carta costituzionale sotto la voce tutela della salute e dell’individuo.

Per tale motivo nel rapporto di lavoro, al verificarsi di eventi di malattia è previsto il c.d. periodo di comporto, periodo durante il quale il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto di lavoro nonostante la sospensione temporanea della sua prestazione lavorativa. Secondo quanto previsto dal Legislatore infatti, durante tale periodo, il dipendente mantiene il suo rapporto di lavoro e il datore non può intimare il licenziamento.

Per tutto ciò che riguarda i trattamenti normativi, la legge, all’art. 2110 del c.c., stabilisce che nei casi sopra indicati, in assenza di norme corporative che stabiliscano forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o un’indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità.

L’imprenditore ha poi diritto di recedere dal rapporto ai sensi dell’art. 2118 c.c., nei casi sopra indicati, decorso il periodo stabilito dalla legge, dal contratto collettivo applicato, dagli usi o secondo equità.

Va ricordato che il periodo di assenza dal lavoro per una delle cause suddette viene poi computato nell’anzianità di servizio.

In verità viene lasciato oggi molto spazio alla contrattazione collettiva per la gestione della tematica del periodo di comporto.

Tale periodo può essere secco (termine di conservazione del posto nel caso di un’unica malattia di lunga durata) o per sommatoria (termine di conservazione del posto nel caso di più malattie). C’è da precisare che molto spesso i CCNL di categoria individuano l’istituto dell’aspettativa non retribuita in modo che il contratto possa proseguire, anche in assenza della retribuzione, oltre il termine di comporto.

Come detto sopra, i contratti collettivi dedicano ampia attenzione al tema del periodo di comporto. Il CCNL COMMERCIO ad esempio, stabilisce che il lavoratore non in prova ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo massimo di 180 giorni un anno solare.

E’ importante ricordare che il licenziamento intimato durante il periodo di comporto è a tutti gli effetti inefficace. L’unica casistica che riconosce la legittimità di un licenziamento è legata alla giusta causa o al giustificato motivo oggettivo nel caso di cessazione dell’attività aziendale.

Superato il periodo di comporto invece, il datore di lavoro può licenziare il lavoratore per sopravvenuta impossibilità del prestatore di adempiere all’obbligazione di lavoro.