Generalità

La gestione della tredicesima mensilità riguarda un adempimento ciclico e usuale per ogni consulente ed azienda.

Vi sono due tipologie di retribuzioni, ben distinte tra loro:

retribuzione diretta: è quella parte della retribuzione che viene percepita dal lavoratore a scadenze periodiche che normalmente coincidono con il mese; generalmente essa è composta dalla paga base, dall’indennità di contingenza (solo per alcuni contratti), dagli scatti di anzianità, da eventuali premi di produzione, superminimi, assegni ad personam e da varie indennità previste dai diversi contratti collettivi;
retribuzione differita: è quella parte di retribuzione che il lavoratore matura nel corso dell’anno e percepisce una sola volta, normalmente, nell’arco dei 12 mesi. Viene erogata come mensilità aggiuntiva (tredicesima, quattordicesima, premi feriali e di produzione) e con il TFR (trattamento di fine rapporto).
Inizialmente la tredicesima, che oggi è riconosciuta a tutti i lavoratori subordinati, era stata concepita come elargizione senza alcun vincolo di obbligatorietà e inserita nel nostro ordinamento nel 1937 (art. 13 del CCNL 5 agosto 1937) come gratifica natalizia per i lavoratori delle industrie.

Solo successivamente, in seguito all’Accordo Interconfederale per l’industria del 27 ottobre 1946, il trattamento fu esteso anche agli operai.

L’Accordo è stato reso valido erga omnes con il D.P.R. n°1070/1960.

La tredicesima erogata agli operai, inizialmente, era diversa da quella degli impiegati.

Con il passare del tempo la determinazione della mensilità aggiuntiva si è uniformata attraverso l’erogazione di una mensilità calcolata sulla retribuzione di fatto o comunque sugli elementi indicati nella contrattazione collettiva (che non può derogare in “pejus” la previsione del D.P.R. sopra citato il quale impone che la mensilità aggiuntiva sia calcolata sulla base della retribuzione globale di fatto).

La sua erogazione presuppone la maturazione completa nell’arco di un anno che va dal 1° gennaio al 31 dicembre dell’anno di erogazione.

Di solito, la tredicesima mensilità è commisurata ad una mensilità della retribuzione globale che corrisponde di fatto all’ultima percepita (anche se in alcuni contratti la sua determinazione risulta differenziata).

Il pagamento di questa mensilità avviene di solito in occasione delle festività natalizie, entro la data indicata da ciascun CCNL. Di norma la stessa viene erogata intorno al 20 dicembre al fine di concedere al lavoratore una disponibilità economica maggiore in un periodo sentito come il S. Natale.

MATURAZIONE DELLA TREDICESIMA.

Quando il lavoratore ha compiutamente prestato la sua attività lavorativa per dodici mesi nell’anno di erogazione, si tratta di solito di una mensilità intera.

Se invece la prestazione lavorativa non ha coperto l’intero anno, la mensilità viene erogata calcolando un dodicesimo per ogni mese intero di servizio prestato (come indicato nel CCNL). Nel caso di periodo inferiore all’anno, l’ammontare sarà riproporzionato a dodicesimi in base alla data di assunzione o di cessazione del rapporto di lavoro.

La tredicesima mensilità corrisponderà ad una retribuzione fissa mensile globale di fatto in corso per i mensilizati e a un importo determinato dalla paga oraria moltiplicata per il divisore orario mensile indicato nel contratto, per i soggetti retribuiti a ore.

Nei contratti part-time invece, il lavoratore maturerà la gratifica natalizia in proporzione all’orario di lavoro svolto.

Se la modifica dell’orario di lavoro è avvenuta durante l’anno, la tredicesima è calcolata sommando gli importi maturati distintamente nei due periodi di lavoro con orario diverso.

BASE DI COMPUTO E OMNICOMPRENSIVITA’.

Affrontiamo ora il tema della omnicomprensività della retribuzione.

Per omnicomprensività si intende che ogni qualvolta i contratti o la legge fanno riferimento alla retribuzione, essa deve essere intesa come il complesso di tutti gli elementi che la compongono abitualmente. In altre parole non tutti gli elementi che concorrono mensilmente a formare la retribuzione hanno la capacità di incidere sulle mensilità aggiuntive; per tale motivo ogni volta occorre tener presente delle varie voci indicate nei CCNL.

La questione è regolamentata solo in relazione al TFR, all’indennità di preavviso, alle festività natalizie e al lavoro straordinario; mentre per quanto riguarda la tredicesima mensilità occorre seguire le indicazioni fornite dai vari CCNL.

A questo punto ci si può trovare di fronte a due diversi casi:

- il contratto fornisce tutti gli elementi retributivi che la costituiscono;

- il contratto non fornisce indicazioni specifiche, e quindi per nozione di retribuzione si rinvia a nozioni generiche come retribuzione globale di fatto, retribuzione normale, retribuzione base, ecc.

Salvo diversa disposizione del CCNL, nella retribuzione da prendere a base per il calcolo della tredicesima, si deve ricomprendere: paga base, indennità di contingenza, terzi elementi provinciali o nazionali, eventuali scatti di anzianità e altri elementi retributivi erogati con continuità (superminimo, assegno ad personam, straordinari forfettizzati, provvigioni, cottimo, indennità sostitutiva di mensa, indennità per maneggio denaro, premi legati alla produzione o alla produttività nella media annua; sempre che nel calcolo del premio non sia già stata considerata l’incidenza delle mensilità aggiuntive).

Infine, è da ricordare che non fanno parte della retribuzione: lavoro straordinario, notturno e festivo effettuati saltuariamente, somme concesse una tantum, rimborsi spese (salvo diversa disposizione del CCNL).

PERIODI DI ASSENZA AI FINI DELLA MENSILITA’ AGGIUNTIVA.

Durante il percorso lavorativo ci sono delle assenze che devono essere valutate per stabilire se, e in quali casi, le stesse siano utili alla maturazione delle mensilità aggiuntive e quando il datore di lavoro debba integrare l’indennità erogata dagli enti previdenziali al fine di raggiungere la quota del 100%.

Di solito tutte le assenze che danno diritto alla retribuzione, sono computate nella maturazione e trattandosi di retribuzione “differita”, la stessa risente di tutto ciò che ha caratterizzato la retribuzione durante i mesi di maturazione. Sono invece escluse le assenze non retribuite.

MATURAZIONE DELLA TREDICESIMA MENSILITA’

La tredicesima mensilità viene erogata a carico del datore di lavoro per intero nelle assenze dovute per:

il congedo matrimoniale;
le ferie;
le festività;
i permessi riduzione orario;
il preavviso non lavorato.
Quando vi sono casi di assenza tutelata che prevedono l’intervento degli istituti previdenziali e assistenziali, una parte della maturazione della tredicesima è garantita dagli Istituti stessi in quanto viene calcolata direttamente nei dati forniti dal datore di lavoro all’ente di turno per il calcolo del trattamento a loro carico, e anticipata dal datore di lavoro.

Il datore di lavoro, nel mese in cui cade la mensilità aggiuntiva quindi, deve tener conto di quanto anticipato dall’INPS e dall’INAIL.

Le principali assenze interessate da questo aspetto sono:

malattia;
congedo di maternità e paternità;
infortunio sul lavoro per inabilità temporanea;
cassa integrazione ordinaria e straordinaria ad orario ridotto;
permessi per allattamento;
permessi retribuiti per familiari con handicap;
indennità per richiamo alle armi.
In caso vi siano delle assenze che comportano il pagamento dei trattamenti economici a carico degli istituti previdenziali, i contratti collettivi prevedono che la retribuzione dovuta al dipendente assente, deve essere integrata a cura del datore, fino a garantire la retribuzione netta che sarebbe spettata in caso di effettiva prestazione.

Bisogna quindi determinare l’importo che il datore deve aggiungere all’indennità riconosciuta dall’Istituto tenendo presente che tale indennità non è soggetta a contributi previdenziali.

E’ prassi comune la lordizzazione se il contratto non prevede il contrario.

Il calcolo che ne deriva è una riduzione del valore dell’integrazione a carico del datore di lavoro.

Lo scopo è quello di evitare che il lavoratore assente percepisca una retribuzione più alta di quella di un lavoratore presente al lavoro (in presenza di integrazioni da parte dell’azienda e di indennità erogate da enti previdenziali).

La formula per il calcolo del coefficiente di lordizzazione, che dipende dalla percentuale dei contributi previdenziali a carico del lavoratore è la seguente:

100 : (100 – la percentuale contributi a carico lavoratore)

I coefficienti di lordizzazione sono i seguenti:

aziende con meno di 15 dipendenti: 100 : (100 – 9,19) = 100 : 90,81 = 1,101201
aziende con più di 15 dipendenti: 100 : (100 – 9.49) = 100 : 90,51 = 1,104851
per gli apprendisti: 100 : (100 – 5,84) = 100 : 94,16 = 1,062022.
Per concludere, nel mese in cui cade, il datore di lavoro corrisponde la mensilità aggiuntiva per intero detraendo i ratei già anticipati in conto Istituto.

La mensilità aggiuntiva non matura affatto nei seguenti casi:

congedo parentale;
malattia e infortunio oltre il periodo gestibile da contratto;
malattia bambino;
sciopero;
servizio militare;
aspettative e permessi non retribuiti;
assenze non giustificate.
TREDICESIMA E INTEGRAZIONE SALARIALE.

Nel periodo in cui vi sia un intervento di cassa integrazione, il calcolo della mensilità aggiuntiva è diverso a seconda si tratti di sospensione a zero ore o ad orario ridotto.

L’indennità che viene corrisposta all’INPS è comprensiva anche della quota di retribuzione relativa alla tredicesima mensilità per tutte le ore in cui il lavoratore è posto in CIG. La tredicesima sarà erogata quindi dal datore di lavoro trattenendo dall’ammontare intero il numero di ore annue trascorse in CIG.

Se vi è stata una cassa integrazione ad orario ridotto occorre verificare l’importo spettante al lavoratore calcolato all’80% della retribuzione e raffrontarlo con i massimali previsti ogni anno per legge dall’INPS.

Il datore di lavoro poi, deve conteggiare i ratei delle mensilità aggiuntive maturati nel periodo di GIG o CIGS. (questo una volta ottenuto l’importo su cui calcolare l’80% avendo avuto cura di considerare anche tutti gli elementi continuativi della retribuzione del dipendente).

Questi ratei, che sono al 100% a carico del datore di lavoro per le ore lavorate, restano a carico dell’INPS per le ore di sospensione del lavoro e quindi calcolati anch’essi all’80%, nel seguente modo:

Importo della mensilità aggiuntiva / 2.000 (ore lavorabili in un anno, riproporzionabili per periodo inferiore all’anno).

Se l’80% della retribuzione ordinaria supera il massimale orario di integrazione, dovrà essere corrisposto il massimale orario per ogni ora di intervento di CIG/CIGS, non essendoci spazio per l’integrazione salariale relativa alle mensilità aggiuntive.

Al lavoratore potrà invece essere corrisposta, se il massimale non viene raggiunto con la sola retribuzione ordinaria, oltre alla quota calcolata, anche una parte delle mensilità aggiuntive fino al limite del massimale stabilito. In questo caso il datore di lavoro porterà a rimborso, nel momento dell’erogazione della mensilità aggiuntiva, la quota a carico dell’INPS per non raggiungimento del limite mensile con la sola retribuzione ordinaria.

Calcolo dell’integrazione

80% della paga oraria x n. ore autorizzate = tot. integrazione – 5,84% = trattamento CIG da corrispondere se non superiore al massimale

Con la Circolare n° 25 del 4 febbraio 2011, l’INPS ha pubblicato i massimali dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità e disoccupazione relativi all’anno 2011.

Gli importi sono indicati rispettivamente al lordo e al netto della riduzione prevista dall’art. 26 della L. 28 febbraio 1986, n°41 che attualmente è pari al 5,84%.

TREDICESIMA E ALTRI ISTITUTI

Cassa integrazione con sospensione a zero ore
I ratei maturano a carico dell’INPS nel caso di sospensione dal lavoro a zero ore. (Se l’ammontare dell’integrazione salariale è inferiore al massimale della CIG, il rateo matura a carico dell’INPS fino al raggiungimento del massimale).

Tredicesima e contratto di solidariet
In caso di integrazione salariale che sia dovuta a intervento del contratto di solidarietà si devono distinguere i ratei maturati prima dell’adozione dell’orario ridotto da quelli maturati in un periodo di applicazione di contratto di solidarietà adottando due contatori e accantonando due quote:

- una quota di spettanza del datore di lavoro corrispondente alle ore di prestazione e di assenza tutelata;

- una quota di spettanza dell’INPS riferita alle ore non prestate, per effetto della riduzione concordata nel contratto di solidarietà.

Tredicesima e indennità di mobilit
Quando c’è un lavoratore in mobilità, non vi è diritto alla percezione della tredicesima mensilità in quanto gli importi massimali e minimali stabiliti annualmente sono già comprensivi della mensilità aggiuntiva.

TRATTAMENTO PREVIDENZIALE E FISCALE

Nulla di particolare: importo regolarmente assoggettato a contributi nel mese di erogazione attraverso il cumulo con la normale retribuzione del mese.

La mensilità aggiuntiva concorre a formare la base imponibile dopo essere stata depurata del contributo previdenziale obbligatorio.

La mensilità aggiuntiva non dà diritto ad alcuna detrazione ulteriore per lavoro dipendente o familiare, oltre a quelle calcolate nell’anno intero su dodici mensilità.

IMPONIBILE TFR.

A norma dell’art. 2120 c.c., la somma erogata a titolo di tredicesima, per il suo carattere non occasionale, concorre alla formazione del trattamento di fine rapporto.

LA TREDICESIMA IN EDILIZIA.

Nel settore edile, per la corresponsione della tredicesima è previsto un comportamento differente. La tredicesima non viene erogata direttamente all’operaio; infatti il datore accantona presso la Cassa Edile la quota mensile corrispondente. Invece di erogare la tredicesima a dicembre, ogni mese il datore deve maggiorare la retribuzione di una percentuale prestabilita che attualmente è del 18,50%, di cui l’8,50% a titolo di ferie e il 10% a titolo di gratifica natalizia.

Tale maggiorazione concorre a formare l’imponibile sia fiscale che previdenziale del lavoratore essendo parte integrante della retribuzione. Sarà poi compito dell’Ente ospitante erogare direttamente al lavoratore gli importi accantonati sul conto (anche da più datori di lavoro), alle scadenze e secondo le modalità stabilite.

Per il calcolo della maggiorazione e dell’accantonamento occorre:

a) determinare la retribuzione oraria relativa a:

- minimo contrattuale;

- eventuale superminimo;

- indennità di contingenza;

- indennità territoriale di settore;

- elemento economico territoriale;

- utile minimo contrattuale di cottimo ovvero utile medio od effettivo di cottimo secondo quanto previsto dal CCNL;

- elemento distinto dalla retribuzione;

- eventuale maggiorazione dovuta ai capisquadra;

b) moltiplicare la quota oraria così determinata per:

- le ore di lavoro normale contrattuale effettivamente prestate;

- le ore di festività, escluso il 4 novembre;

- le ore lavorative comprese nel periodo di malattia;

- le ore lavorative comprese nel periodo di infortunio o malattia professionale.

La maggiorazione Cassa edile costituisce retribuzione a tutti gli effetti. Concorre pertanto a determinare anche la retribuzione utile ai fine del calcolo del TFR.

LA TREDICESIMA DEI COLLABORATORI DOMESTICI.

Per coloro che erogano uno stipendio fisso al mese il calcolo è semplice; un po’ più complesso per chi paga la retribuzione ad ore.

Nel primo caso la retribuzione è pari ad uno stipendio calcolato sulla mensilità di dicembre; per i secondi si effettua il seguente calcolo:

esempio:

Se una colf lavora presso la famiglia per tre ore la settimana a 8 euro l’ora il calcolo dovrà essere così effettuato:

8 euro x 3 ore = 24 euro la settimana; 24 euro per 52 settimane in un anno = 1.248 euro l’anno; 1.248 : 12 mesi = 104 euro di media mensile = importo della tredicesima dovuta.

Se il rapporto di lavoro è inferiore ad un anno, saranno corrisposti tanti dodicesimi quanti sono i mesi di lavoro prestato. Il periodo del mese pari o superiore a quindici giorni va calcolato un mese intero:

esempio:

Per una colf assunta il quattordici aprile per tre ore la settimana, l’importo della tredicesima sarà pari a 104 euro : 12 x 9 = 78 euro.

Nel calcolo della tredicesima della colf convivente andrà incluso anche il valore del vitto e dell’alloggio, o di uno dei due pasti se non convivente e ne usufruisce.

Il valore del vitto nel 2011 è pari a 1,75 euro ciascun pasto mentre il valore dell’alloggio è pari a 1,52 euro.

Il valore totale giornaliero è pari a 5,02 giornaliere.

Il valore totale mensile per vitto e alloggio è pari a euro 150,60.

In ultima ipotesi può accadere che durante l’anno l’orario e/o la retribuzione sia stata diversa per qualche mese; in questo caso occorrerà fare una media sommando tutte le retribuzioni erogate nel corso dell’anno e dividere l’importo per 12: il risultato darà l’importo della tredicesima dovuta.

Se il lavoratore domestico presta servizio presso più famiglie, ogni datore è tenuto ad effettuare il calcolo della quota di tredicesima sulla base della retribuzione oraria corrisposta.

La tredicesima corrisposta costituirà parte della somma sulla quale verrà calcolato il trattamento di fine rapporto.

Nessun contributo aggiuntivo andrà versato entro il 10 gennaio 2012 sull’ulteriore corresponsione.