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Il termine ‘compensazione’ è inserito negli articoli:

Compensazione e Sanzioni

lunedì, aprile 25, 2011 By: Centro Studi - Studio Cassone
Category: Guide Pratiche
IL BLOCCO ALLE COMPENSAZIONI 

L’Amministrazione finanziaria con la Circ. n. 13/E dell’11 marzo 2011 ha diffuso gli attesi chiarimenti sul blocco alla compensazione in senso orizzontale dei crediti in caso di debiti iscritti a ruolo fornendo importanti precisazioni anche in relazione alle concrete modalità di calcolo delle sanzioni, per le quali si rende necessario porre a raffronto il 50% del debito iscritto a ruolo con il totale dell’importo del credito che è stato compensato indebitamente.La preclusione, introdotta con l’art. 31, comma 1, del D.L. n. 78/2010 opera, a decorrere dall’1° gennaio 2011, in presenza di debiti iscritti a ruolo per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro, e per i quali è scaduto il termine di pagamento.

Questo divieto di compensazione risulta affiancato tuttavia dalla possibilità di pagare, anche parzialmente, le somme iscritte a ruolo per imposte erariali e relativi accessori mediante la compensazione dei crediti relativi alle stesse imposte (compensazione verticale).Con la Ris. n. 18 del 21 febbraio 2011 dell’Agenzia delle entrate è stato inoltre istituito il codice tributo RUOL per i pagamenti tramite Mod. F24 accise.

 

AMBITO DI APPLICAZIONE

LA COMPENSAZIONE VERTICALE

Per quanto concerne l’ambito applicativo della preclusione in esame viene conferma innanzi tutto l’esclusione delle ipotesi di compensazione cd. «verticale» o «interna» che maturano nell’ambito della gestione di partite creditorie e debitorie inerenti lo stesso tributo.

LA COMPENSAZIONE ORIZZONTALE

Ai fini dell’individuazione dei debiti per imposte erariali che fanno scattare il divieto alla compensazione orizzontale, sono esclusi i contributi e le agevolazioni erogati a qualsiasi titolo sotto forma di credito d’imposta, anche se vengono indicati nella sezione «erario» del Mod. F24.

I DEBITI SCADUTI

Per quanto riguarda i debiti iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori per i quali è scaduto il termine, intendendosi a quest’ultimo proposito il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, l’Agenzia delle entrate con la Circ. n. 4/E del 2011 ha precisato che:1.la preclusione vale anche per le cartelle già notificate nel 2010 e, comunque, per tutte quelle il cui termine di pagamento sia già scaduto anteriormente al primo gennaio 2011;2.la compensazione è, dunque, ancora possibile solo entro 60 giorni dalla notifica della cartella, ovvero qualora il pagamento dei ruoli sia eseguito tempestivamente.Con la circolare in esame l’Agenzia delle entrate conferma che la preclusione alla compensazione disposta dall’art. 31, comma 1, vale non soltanto per le cartelle di pagamento notificate successivamente al 1° gennaio 2011 per le quali sia scaduto il termine di pagamento, ma anche per le cartelle notificate in precedenza e, quindi, per tutte quelle il cui termine di pagamento sia già scaduto, anche se anteriormente al 1° gennaio 2011, indipendentemente dalla data di notifica.Secondo l’Agenzia delle entrate la preclusione non opera nel caso di debiti per imposte erariali iscritti a ruolo non ancora scaduti al momento del versamento, quindi la compensazione è ancora possibile entro 60 giorni dalla notifica della cartella, rimanendo quindi aperta la possibilità di preordinare in qualche caso l’anticipo dei propri adempimenti fiscali in funzione delle predette scadenze.In merito alla possibilità di fare riferimento ai ruoli da considerarsi definitivi o provvisori l’Agenzia delle entrate osserva, che la norma di riferimento non presenta distinzioni riguardo ai ruoli ordinari o straordinari e alle iscrizioni a ruolo a titolo definitivo o a titolo provvisorio e che l’ unico elemento dirimente ai fini della preclusione è solamente l’avvenuta scadenza del termine di pagamento del debito iscritto a ruolo.L’eventuale compensazione eseguita in violazione del divieto non è immediatamente sanzionabile nel caso di pendenza di ricorso, ma lo sarà solo eventualmente a seguito della definizione della controversia.L’Agenzia delle entrate ha poi confermato, in senso del tutto condivisibile, che la preclusione non opera in presenza di ruoli per i quali sia stata concessa una sospensione.

LA CONSULTAZIONE DEI DEBITI

L’esistenza di debiti iscritti a ruolo che precludono la compensazione può essere verificata dai contribuenti interessati anche in via telematica, accedendo dal sito di Equitalia S.p.A al proprio Estratto conto Equitalia, all’elenco delle cartelle e degli avvisi di pagamento relativi al proprio codice fiscale/partita IVA (dall’anno 2000), ferma restando, peraltro, la possibilità di recarsi direttamente presso gli sportelli degli agenti della riscossione.

LE PROCEDURE CONCORSUALI

In caso di procedure concorsuali la presenza di debiti erariali iscritti a ruolo nei confronti del fallito, scaduti e non pagati, ma maturati in data antecedente all’apertura della procedura concorsuale, non determina, secondo quanto precisato dall’Agenzia delle entrate alla luce dei pregressi interventi sul punto , il blocco alla compensazione tra i crediti e i debiti erariali formatisi, invece, nel corso della procedura stessa.

IL LIMITE DI 1500 EURO

Secondo quanto disposto dall’Agenzia delle entrate, il limite di 1.500 euro deve intendersi come un limite assoluto e quindi, anche nel caso in cui il contribuente abbia crediti erariali di importo superiore a quello iscritto a ruolo, non potrà effettuare alcuna compensazione se non provvede prima al pagamento del debito scaduto. Quanto alla concreta quantificazione del limite pari a 1.500 euro, l’Agenzia delle entrate conferma che il calcolo richiede al contribuente di prendere in considerazione anche gli oneri accessori e quindi, oltre alle imposte, anche le sanzioni, gli interessi, gli aggi e le altre spese collegate al ruolo (notifica della cartella o procedure esecutive sostenute dall’agente della riscossione).Dal punto di vista pratico per la determinazione della soglia di 1.500 euro riferita ai debiti erariali scaduti è necessario fare riferimento agli importi scaduti in essere al momento del versamento.In presenza di più cartelle, per importi e per scadenze diverse, occorrerà verificare il complessivo debito scaduto ancora in essere al momento dell’effettuazione del versamento. Inoltre, in caso di pagamento parziale avvenuto in data anteriore a quella in cui si intende procedere alla compensazione, occorrerà fare riferimento all’ammontare del debito residuo nel giorno di presentazione del Mod. F24.

LA RATEAZIONE

Per quanto riguarda i casi in cui il contribuente ha optato per la dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo, l’Agenzia delle entrate ha ritenuto opportuno prendere in considerazione i riflessi che emergono in caso di mancato pagamento di una o più rate.Se il mancato pagamento alla scadenza riguarda una sola rata, il piano di rateazione è ancora efficace  e solo la rata scaduta andrà computata, al fine del raggiungimento del limite di 1.500 euro tra l’ammontare complessivo dei debiti iscritti a ruolo il cui termine di pagamento è scaduto.Nel caso invece di mancato pagamento della prima rata o successivamente di due rate, il debitore decade automaticamente dal beneficio della dilazione e l’intero importo iscritto a ruolo è immediatamente riscuotibile e quindi, la preclusione riguarda l’importo complessivo del debito residuo non pagato.

IL PAGAMENTO

In base a quanto previsto dall’art. 31 del D.L. n. 78/2010 la preclusione alla compensazione dei crediti erariali in presenza di debiti per importi iscritti a ruolo può essere superata sia con il pagamento diretto all’agente della riscossione dell’intero debito scaduto che pagando il debito mediante la speciale forma di compensazione regolata con decreto del MEF del 10 febbraio 2011.Tale forma di pagamento riguarda anche tutti gli oneri accessori collegati alle imposte e facenti parte delle voci che compongono il ruolo stesso, nonché le imposte erariali la cui riscossione sarà affidata all’agente della riscossione secondo le disposizioni di cui all’art. 29 del D.L. n. 78/2010.L’Agenzia delle entrate precisa altresì che eventuali errori nell’indicazione del codice tributo RUOL nei modelli F24 per il pagamento dei debiti iscritti a ruolo non possono essere corretti dagli uffici, in quanto errori che incidono sostanzialmente sull’azione dell’Agenzia.In base poi a quanto disposto dal citato decreto del 10 febbraio 2011, nel caso in cui il pagamento mediante compensazione riguardi solo una parte delle somme dovute, il contribuente è tenuto a comunicare preventivamente all’agente della riscossione le posizioni debitorie da estinguere, con le modalità definite dall’agente della riscossione stesso. In assenza di tale comunicazione, l’imputazione dei pagamenti è effettuata dall’agente ai sensi dell’art. 31 del D.P.R. n. 602/1973, per cui rileva in via prioritaria, essenzialmente, il debito che presenta una formazione meno recente.In particolare, questa scelta va espressa attraverso il modello diffuso dalla società nazionale della riscossione il 14 marzo del corrente anno, che va presentato entro tre giorni dal conferimento del Mod. F24, se il versamento si effettua tramite Banche, Poste o Entratel, oppure contestualmente nel caso in cui ci si recasse, per il pagamento, direttamente dall’agente della riscossione. Nel primo caso, il modello vale anche come dichiarazione di avvenuta compensazione.Secondo quanto precisato dall’Agenzia delle entrate con la Circ. n. 13/E del 2011, in particolare, la comunicazione preventiva delle posizioni debitorie da estinguere è da ritenersi tuttavia non necessaria qualora, contestualmente, il contribuente versi la totalità delle somme dovute, ancorché utilizzi la compensazione per pagare una parte solamente del debito scaduto, purché col medesimo F24 paghi le rimanenti somme con altro mezzo, ad esempio versando denaro contante.

RIMBORSO DELLE ECCEDENZE

Nel caso in cui il pagamento eseguito risulti superiore alle somme dovute, il rimborso dell’eccedenza versata è effettuato dall’agente della riscossione, previa presentazione di apposita istanza da parte del contribuente. Per essere autorizzato all’erogazione del rimborso, l’agente della riscossione è tenuto a verificare preventivamente presso l’ente creditore l’effettiva sussistenza del credito utilizzato in compensazione, e non poteva essere diversamente, del resto.

SANZIONI

INDEBITA COMPENSAZIONE

Posto che la sanzione è pari al 50% dell’importo dei debiti iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori per i quali è scaduto il termine di pagamento, fino a concorrenza dell’ammontare indebitamente compensato, la stessa va calcolata sull’intero importo del debito, ma trova un limite nell’ammontare compensato. Inoltre, l’irrogazione della sanzione è effettuata con riferimento a ciascuna indebita compensazione operata in presenza di debiti iscritti a ruolo scaduti e non pagati superiori al limite di 1.500 euro.

CONTROVERSIE PENDENTI

Secondo le Entrate per contestazione pendente si deve intendere qualsiasi controversia riguardante l’iscrizione a ruolo nel suo complesso e, quindi:1.l’impugnazione della cartella di pagamento;2.l’impugnazione degli atti presupposti che tale iscrizione a ruolo hanno prodotto (avvisi di accertamento, atti di contestazione, ecc.).L’Agenzia delle entrate precisa che la sanzione per indebita compensazione non può essere applicata fino al momento in cui, relativamente all’iscrizione a ruolo vi sia una controversia pendente. Sul punto le Entrate segnalano che tale disposizione rinvia comunque l’applicazione della sanzione ad un momento successivo nel caso di soccombenza del contribuente, anche con lo scopo di evitare la maturazione di effetti sanzionatori in capo al contribuente nel caso in cui la controversia si chiuda a suo favore.

PERIODO TRANSITORIO

L’Agenzia delle Entrate, con la Circ. n. 13/E del 2011 conferma, che non sono sanzionabili eventuali compensazioni effettuate in presenza di ruoli scaduti superiori a 1.500 euro nel periodo anteriore al 18 febbraio del corrente anno, a condizione che l’utilizzo dei crediti in compensazione non abbia intaccato quelli destinati al pagamento dei predetti ruoli.

La Compensazione dei Contributi INPS su F24

mercoledì, aprile 13, 2011 By: Centro Studi - Studio Cassone
Category: Guide Pratiche
Premessa
Il D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, nell’ottica di una generale semplificazione degli adempimenti dei contribuenti, ha introdotto la riscossione unificata, tramite modello F24 delle imposte, dei contributi previdenziali e delle altre somme dovute all’erario. L’unificazione, in particolare, ha riguardato la modalità di riscossione nonché i termini per i relativi versamenti.
Al contribuente è stata inoltre data la possibilità di poter operare compensazioni tra le somme da versare a titolo di imposta o contribuzione previdenziale e i crediti derivanti dalle relative dichiarazioni e denunce periodiche. 

PROFILI SOGGETTIVI

L’INPS, sulla scorta del dettato legislativo, individua nel dettaglio i soggetti ammessi alla compensazione dei debiti/crediti contributivi e a titolo di imposta, nei confronti dell’Ente stesso e di altri Enti impositori.
Si tratta, in particolare di:
  1. iscritti alle gestioni artigiani e commercianti;
  2. professionisti iscritti alla gestione separata lavoratori autonomi ex lege n. 335/1995;
  3. lavoratori autonomi in agricoltura e dei pescatori autonomi;
  4. aziende tenute ad utilizzare la denuncia mod. DM10/2;
  5. aziende che occupano manodopera agricola e concedenti per i piccoli coloni e i compartecipanti familiari.

PROFILI OGGETTIVI

La norma individua la tipologia di contribuzione previdenziale oggetto di compensazione con le altre somme dovute ai diversi enti impositori.
I crediti e debiti contemplati dalla norma ammessi al versamento unitario e alla relativa compensazione, riguardano i seguenti tributi e contributi previdenziali:
  1. imposte sui redditi, relative addizionali e ritenute alla fonte riscosse mediante versamento diretto ex art. 3 D.P.R. n. 602/1973;
  2. imposta sul valore aggiunto (artt. 27, 33 e 74 del D.P.R. n. 633/1972);
  3. imposte sostitutive delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto;
  4. IRAP (art. 3, comma 143, della legge n. 662/1996);
  5. contributi previdenziali dovuti da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali, comprese le quote associative;
  6. contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa ex art. 50, comma 1, lett. c-bis), del T.U.I.R. (D.P.R. n. 917/1986);
  7. premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dovuti all’INAIL nonché i contributi dovuti all’ENPALS;
  8. interessi previsti in caso di pagamento rateale nonché gli altri specifici tributi previsti dalla norma.
Qualsiasi altro tipo di contribuzione o versamento non espressamente contemplato dalla normativa citata è da ritenersi escluso dalle modalità di riscossione unificata e, pertanto, dalla relativa compensazione.
In particolare non possono essere compensati:
  1. contributi dovuti dai datori di lavoro domestico,
  2. contributi al Fondo Clero,
  3. versamenti per la prosecuzione volontaria,
  4. versamenti per riscatti rendite e ricongiunzioni,
  5. contributi dovuti per i marittimi italiani imbarcati su navi battenti bandiera straniera, in regime di iscrizione preventiva all’imbarco o di regolarizzazione successiva allo sbarco di cui agli artt. 47 e 56 della legge n. 413/1984.
Il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili è pari a 516.456,90 euro per ciascun anno solare. Tuttavia tale limite, tenendo conto delle esigenze di bilancio, può essere elevato, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, a decorrere dal 1° gennaio 2010, fino a 700.000 euro.

GLI IMPORTI A CREDITO

La compensazione, con i contributi dovuti all’INPS, di crediti vantati dal medesimo contribuente verso altri enti impositori può essere effettuata solo fino all’azzeramento del saldo finale. Nel saldo del modello F24, infatti, non può risultare un credito per il contribuente: somme residue eventualmente spettanti potranno essere portate a compensazione in occasione dei successivi versamenti da effettuare entro la data di presentazione della dichiarazione o denuncia successiva a quella da cui risulta il rimborso.
Nel caso di saldo pari a zero, ad ogni modo, l’ente che riceve il modello F24 (banche, uffici postali o concessionari), rilasciano comunque attestazione di presentazione del modello.
Le eccedenze di imposta indicate nelle dichiarazioni annuali come importi da compensare vanno inserite, ai fini della effettiva compensazione con debiti anche previdenziali, nella colonna «importi a credito compensati» delle sezioni 2 e 4 del modello F24.
I crediti vantati nei confronti dell’INPS, invece, vanno indicati nella medesima colonna ma nella sezione 3 (nella sezione 5 quelli relativi agli altri enti previdenziali ed assicurativi).
Nel caso in cui il soggetto che effettua il versamento sia iscritto in diverse gestioni dell’INPS o abbia, comunque, diverse posizioni contributive nella medesima gestione (anche se riferite a diverse sedi INPS), deve compilare righe distinte della sezione 3 del modulo, anche per il saldo, per gli acconti e le eventuali compensazioni.
Ove lo spazio non sia sufficiente, vanno utilizzati ulteriori modelli che sono da considerare a sé stanti.

ARTIGIANI E ATTIVITA’ COMMERCIALI

I soggetti iscritti alla gestione artigiani ed esercenti attività commerciali dell’INPS devono determinare i contributi dovuti sulla base della dichiarazione dei redditi. In particolare il calcolo è effettuato nel quadro RR del modello Unico.
L’importo eventualmente risultante a credito può, quindi, essere portato in compensazione nel modello F24.
Le concrete modalità per la compensazione prevedono la compilazione di uno o più righi di uno o più modelli F24 con la indicazione :
  1. causale contributo AF o AP per gli artigiani, CP o CF per i commercianti;
  2. il codice sede;
  3. il codice INPS (17 caratteri) relativo alla riscossione dell’anno interessato.
Le istruzioni più recenti sono relative alle dichiarazioni 2010, pertanto il codice INPS da indicare sarà quello relativo alla riscossione dell’anno 2008, se il credito è evidenziato nella colonna 16 o 28 del quadro RR (credito dell’anno precedente) o dell’anno 2009, se il credito emerge dalla dichiarazione 2010.
Dovrà, quindi, essere indicato il periodo di riferimento (l’anno 2008 ovvero il 2009, come prima specificato) e l’importo che si intende portare a compensazione. Occorre precisare, inoltre, quanto alla corretta determinazione del codice INPS (codeline di 17 caratteri), che nel caso di compensazione avente ad oggetto soltanto una quota parte della contribuzione originariamente versata con una delle quattro rate relative al minimale, il richiamato codice va calcolato in funzione del nuovo importo.

MODELLO DM10/2

La compensazione con modello F24 riguarda anche i crediti risultanti dalle denunce contributive di modello DM10/2 e può essere effettuata entro 12 mesi a partire dalla data di scadenza della presentazione della relativa denuncia.
La compensazione riguarda, quindi, DM10 passivi, cioè con saldo a credito del datore di lavoro.
In tal caso la causale contributo da indicare nel modello è, appunto, DM10, mentre nel rigo relativo al periodo di riferimento va compilata soltanto la colonna «DA» con indicazione del mese e anno di competenza del DM10 (es. 012010 per il mese di gennaio dell’anno 2010) e lasciata in bianco la colonna «A».
È altresì possibile portare a compensazione con eventuali debiti, gli importi derivanti da note di rettifica passive da DM10/2 attivi, indicando la causale contributo DMRP (tale causale è stata istituita a partire dal periodo di competenza del mese di gennaio 2005). Le note di rettifica attive (causale DMRA), costituenti invece un debito per l’azienda, possono essere oggetto di compensazione con eventuali altri crediti vantati dal medesimo soggetto; tale causale, pertanto, può essere utilizzata solo per importi versati a debito.
La compensazione dei saldi a credito del datore di lavoro derivanti da modello DM10/V (regolarizzazioni), non può essere invece effettuata con modello F24; vi si può ricorrere soltanto con la procedura ordinaria (attraverso, cioè, formale richiesta alla sede INPS di competenza).