CONSIDERAZIONI GENERALI

L’art. 31 della legge 183/2010 (cd. Collegato lavoro) ha riscritto integralmente il testo dell’art. 410 c.p.c., operando una profonda revisione del tentativo di conciliazione nell’ambito delle controversie individuali di lavoro.

Il legislatore del 1998 aveva introdotto la regola dell’obbligatorietà del tentativo di conciliazione, imponendo alle parti di attivare la procedura conciliativa prima di agire in giudizio, a pena di improcedibilità della domanda. La riforma era ispirata a finalità deflattive, cioè allo scopo di ridurre il contenzioso giudiziario in materia di lavoro, ma non era riuscita a produrre i risultati auspicati, finendo per sovraccaricare le commissioni di conciliazione istituite presso le Direzioni provinciali del lavoro (DPL).

Il legislatore è, quindi, intervenuto sulla materia con l’art. 31 del Collegato lavoro, eliminando l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione e rendendolo di nuovo facoltativo; da ciò consegue che, se la procedura di conciliazione non viene attivata, ciascuna delle parti può adire liberamente l’autorità giudiziaria.

Il tentativo di conciliazione è rimasto obbligatorio esclusivamente nei casi di ricorso contro la certificazione dei contratti di lavoro (art. 80 comma 4 d.lgs. 276/2003).

COMPOSIZIONE DELLE COMMISSIONI DI CONCILIAZIONE

A seguito dell’entrata in vigore del Collegato lavoro, la commissione plenaria risulta composta dal Direttore della DPL (o da un suo delegato o da un magistrato a riposo) in qualità di presidente, nonché da quattro rappresentanti effettivi e quattro supplenti sia per il lavoratore, sia per il datore di lavoro. A differenza di quanto accadeva in passato, la rappresentatività delle parti sociali deve essere verificata non più su base nazionale, ma territoriale. Le Commissioni, quando risulti necessario, hanno la facoltà di affidare l’espletamento del tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, formate da tre membri (il Presidente e due rappresentanti delle parti).

SVOLGIMENTO DEL TENTATIVO DI CONCILIAZIONE

Il tentativo di conciliazione può essere promosso dalla parte interessata (lavoratore, datore di lavoro o committente) dinanzi alla commissione di conciliazione istituita presso la DPL, da individuare in base ai criteri indicati dalla legge per la competenza del giudice.

La richiesta, sottoscritta dal proponente, deve essere presentata alla Segreteria della DPL mediante consegna a mano o invio di raccomandata A/R; per effetto delle modifiche introdotte dal Collegato lavoro, la comunicazione della richiesta di conciliazione alla controparte deve essere effettuata a cura del proponente, e non più della commissione, con le stesse modalità sopra indicate. L’onere di comunicazione può essere assolto, sia nei confronti della DPL sia della controparte, anche mediante la posta elettronica certificata (come chiarito dalla nota del Ministero del lavoro del 25/11/2010). Resta escluso l’invio a mezzo fax, per espressa volontà del legislatore.

La comunicazione della richiesta interrompe la prescrizione e sospende il decorso dei termini di decadenza, per tutta la durata del tentativo di conciliazione e per i 20 giorni successivi alla sua conclusione.

In relazione al contenuto, come indicato dall’art. 410 comma 6 c.p.c., la richiesta deve precisare:

  • i dati anagrafici delle parti;
  • il luogo dov’è sorto il rapporto oppure dove si trova l’azienda o la sua dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o presso la quale prestava la propria attività al momento della cessazione del rapporto;
  • il luogo dove devono essere fatte le comunicazioni alla parte istante;
  • l’esposizione dei fatti e delle ragioni che costituiscono il fondamento della pretesa.

Nell’ipotesi di accettazione della procedura di conciliazione, la controparte è tenuta a depositare presso la commissione di conciliazione una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonché l’eventuale domanda riconvenzionale; il deposito deve avvenire nel termine di 20 giorni dalla ricezione della domanda. In mancanza di accettazione della controparte, ciascuna delle parti è libera di rivolgersi all’autorità giudiziaria.

Entro 10 giorni dall’avvenuto deposito, la commissione fissa la comparizione personale delle parti davanti a sé per l’esperimento del tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro i successivi 30 giorni; la legge precisa che in tale sede il lavoratore possa farsi assistere dall’organizzazione a cui aderisce o conferisce apposito mandato.

CONCLUSIONE DEL PROCEDIMENTO

Il tentativo di conciliazione, nell’ipotesi in cui venga effettivamente espletato, può avere esito positivo o negativo.

Se la conciliazione riesce, anche limitatamente ad una parte della domanda, si redige il processo verbale di conciliazione, che viene sottoscritto dalle parti e dai membri della commissione ed è destinato ad essere dichiarato esecutivo con decreto del giudice, su istanza della parte interessata (art. 411 comma 1 c.p.c.).

Se, invece, la conciliazione non riesce, la commissione deve formulare una proposta finalizzata alla bonaria composizione della controversia. In caso di mancata accettazione, si forma un verbale nel quale sono riportati i termini della proposta e le valutazioni espresse dalle parti; qualora la proposta sia stata respinta senza adeguata motivazione, il giudice ne tiene conto in sede di giudizio (art. 411 comma 2 c.p.c.). Con riferimento all’ipotesi di successiva instaurazione della controversia dinanzi al giudice del lavoro, la legge precisa che il ricorrente dovrà allegare al ricorso introduttivo di cui all’art. 415 c.p.c. il verbale e le memorie del tentativo di conciliazione non riuscito.

Ulteriore novità introdotta dal Collegato lavoro consiste nel fatto di aver instaurato un esplicito   collegamento tra il tentativo di conciliazione e l’istituto dell’arbitrato, come forma di risoluzione alternativa delle controversie in materia di lavoro. L’art. 412 c.p.c., infatti, dispone che in qualsiasi fase della procedura di conciliazione o al suo termine, in caso di mancato raggiungimento dell’accordo, le parti possano affidare alla commissione di conciliazione il mandato a risolvere in via arbitrale la controversia.

TENTATIVO DI CONCILIAZIONE IN SEDE SINDACALE

Se il tentativo di conciliazione si è svolto in sede sindacale, non trova applicazione la disciplina dettata dall’art. 410 c.p.c. In tal caso, il processo verbale di conciliazione deve essere depositato presso la DPL a cura di una delle parti o dell’associazione sindacale; il direttore della DPL, dopo averne accertato l’autenticità, provvede a depositarlo presso la cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è stato redatto. Il giudice, su istanza della parte interessata, accerta la regolarità formale del verbale e lo dichiara esecutivo con decreto.